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Elena Somarè

Elena Somaré vive a Roma e lavora in viaggio per il mondo.

Con la sua macchina fotografica ha percorso le strade dei quattro continenti.
I suoi reportage e i suoi ritratti sono stati publicati dalle principali testate italiane ed europee.
Poi ha sentito il bisogno di affrontare un percorso più difficile: “Non basta fotografare quello che vedi – ha scritto per la presentazione di una sua mostra. Bisogna trovare il modo di arricchire l’immagine registrata dalla pellicola, bisogna renderla più simile all’immagine che col tempo si è fissata nella memoria. E ancora lavorarci sopra, usando il computer come un pennello, per arricchire la memoria, a occhi chiusi, come in un sogno”.
Un percorso discontinuo, dalle prime mostre a Roma (nel 1992 alla Galleria Mara Coccia, nel 1994 al Teatro San Genesio) agli anni in cui la routine dei servizi su commissione per i giornali, la allontanavano dal progetto iniziale: mescolare in un’unica alchimia le risorse della fotografia con quelle della pittura. Un’ambizione che in qualche modo le scorreva nel sangue (in famiglia l’hanno preceduta quattro generazioni di affermati pittori, dal padre Sandro Somarè giu giu fino ai Tallone, grandi paesaggisti e ritrattisti dell’ottocento italiano).
Agli inizi la scuola del maestro Alfa Gastaldi, al Superstudio di Milano, e l’Istituto Europeo del Design a Roma dove, Elena Somaré, completa la sua formazione. Poi i viaggi, il lavoro, la ricerca. Infine, a partire dal 2003, l’intensa attività espositiva. Partecipa a diverse colletive (Palazzo delle Esposizioni di Roma, Galleria Giulia di Roma nel 2004, Galleria Carzaniga di Basilea nel 2004, Galleria Cenacolo di Trento nel 2005, Tempio di Pomona a Salerno nel 2006).
A Roma, nel novembre del 2003, una sua grande mostra personale alla storica Galleria Giulia ha un grande successo e attira l’attenzione della stampa. Seguono una sua personale alla Galleri Eklund Wallmark di Stoccolma nel 2005 Stoccolma, ed al Cup of Tea Creative Space di Roma nel 2006.
Jazz Istruzioni per l’Uso è il sua prima regia

La Fotografia per me


Che cosa è la fotografia ? Posso solo chiedermi che cosa è la fotografia per me e perchè ho deciso di occuparmene. Me lo sono domandato diverse volte e finora ho trovato soltanto tre risposte. 

La prima. Volevo creare immagini che avessero un valore estetico. Fare come mio padre, che è pittore, mio zio, il mio bisnonno (Cesare Tallone) e suo figlio Guido che sono stati anche loro pittori famosi. Per me non esiste differenza tra fotografia e pittura, se non che nella fotografia devi comporre usando frammenti di realtà, colti in quell'attimo dal tuo obiettivo. Proprio per questo ho accolto con entusiasmo le nuove tecnologie digitali, che permettono di intervenire sulle immagini nel montaggio ed in post-produzione (per usare il linguaggio del cinema). Quando faccio un ritratto, tendo a manipolare, correggere, esasperare. Alla fine quello non è più un ritratto "oggettivo", fotografico in senso stretto: è la mia visione del personaggio, il mio ritratto "dipinto".

La seconda ragione per cui ho scelto di essere fotografa è dovuta ad una mia "insufficienza". Io sono una persona vaga e distratta: la realtà, spesso, mi scorre accanto come una fotografia mossa, come un film fuori fuoco. Quello che mi rimane, più che le immagine dettagliate del reale, è un flusso di sensazioni dal quale a volte si staccano frammenti emozionante: quelli che mi restano più impressi, registrati nella memoria. Ogni immagine che colgo moltiplica la mia attenzione, mi aiuta a mettere a fuoco, a definire la realtà. Anche se poi scelgo tra tutte le immagini scattate quelle che più si avvicinano al mio modo di percepire il mondo: le più soft, misteriose, indefinite, quelle che sembrano venire da una dimensione onirica. Oppure le modifico, al computer, per farle aderire a questa mia dimensione personale e poterla comunicare.

La terza ragione è che mi piace raccontare storie. Le storie si possono raccontare in mille modi: la fotografia, o la musica, sono solo alcuni di questi modi. Secondo me una buona fotografia è come un racconto di Raymond Carver. Nei suoi racconti brevi sembra che non succeda mai nulla: situazioni banali, apparentemente irrilevanti. Ma alla fine del racconto ti trovi con le lacrime agli occhi, perchè qualcosa ti ha raggiunto il cuore. Cerchi di spiegare quell'emozione così forte e capisci che Carver ti ha fatto vedere solo un frammento, un fotogramma, di una storia molto più grande, che contiene molte vite, con tutte le loro delusioni, le sofferenze, le attese. Lui è stato capace di cogliere, di queste storie immense, il fotogramma rivelatore, quello che ti lascia intuire tutto ciņ che è avvenuto o si verificherà fuori campo. Una fotografia è grande quando coglie quel particolare, che ne lascia immaginare mille altri, che è la sintesi di un racconto e che lascia immaginare mille altri. 

Elena Somarè

EElena Somarè - via della Paglia, 33a - 00153 - Roma - RM
Tel. 39 065884444 - Telefax: 39 065884129 - E-Mail:
elenasomare@elenasomare.com
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