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Elena Somarè
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Elena Somaré vive a Roma e lavora in viaggio per il mondo. Con la sua macchina
fotografica ha percorso le strade dei quattro continenti.
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La Fotografia per me
La prima. Volevo creare immagini che avessero un valore estetico. Fare come mio padre, che è pittore, mio zio, il mio bisnonno (Cesare Tallone) e suo figlio Guido che sono stati anche loro pittori famosi. Per me non esiste differenza tra fotografia e pittura, se non che nella fotografia devi comporre usando frammenti di realtà, colti in quell'attimo dal tuo obiettivo. Proprio per questo ho accolto con entusiasmo le nuove tecnologie digitali, che permettono di intervenire sulle immagini nel montaggio ed in post-produzione (per usare il linguaggio del cinema). Quando faccio un ritratto, tendo a manipolare, correggere, esasperare. Alla fine quello non è più un ritratto "oggettivo", fotografico in senso stretto: è la mia visione del personaggio, il mio ritratto "dipinto". La seconda ragione per cui ho scelto di essere fotografa è dovuta ad una mia "insufficienza". Io sono una persona vaga e distratta: la realtà, spesso, mi scorre accanto come una fotografia mossa, come un film fuori fuoco. Quello che mi rimane, più che le immagine dettagliate del reale, è un flusso di sensazioni dal quale a volte si staccano frammenti emozionante: quelli che mi restano più impressi, registrati nella memoria. Ogni immagine che colgo moltiplica la mia attenzione, mi aiuta a mettere a fuoco, a definire la realtà. Anche se poi scelgo tra tutte le immagini scattate quelle che più si avvicinano al mio modo di percepire il mondo: le più soft, misteriose, indefinite, quelle che sembrano venire da una dimensione onirica. Oppure le modifico, al computer, per farle aderire a questa mia dimensione personale e poterla comunicare. La terza ragione è che mi piace raccontare storie. Le storie si possono raccontare in mille modi: la fotografia, o la musica, sono solo alcuni di questi modi. Secondo me una buona fotografia è come un racconto di Raymond Carver. Nei suoi racconti brevi sembra che non succeda mai nulla: situazioni banali, apparentemente irrilevanti. Ma alla fine del racconto ti trovi con le lacrime agli occhi, perchè qualcosa ti ha raggiunto il cuore. Cerchi di spiegare quell'emozione così forte e capisci che Carver ti ha fatto vedere solo un frammento, un fotogramma, di una storia molto più grande, che contiene molte vite, con tutte le loro delusioni, le sofferenze, le attese. Lui è stato capace di cogliere, di queste storie immense, il fotogramma rivelatore, quello che ti lascia intuire tutto ciņ che è avvenuto o si verificherà fuori campo. Una fotografia è grande quando coglie quel particolare, che ne lascia immaginare mille altri, che è la sintesi di un racconto e che lascia immaginare mille altri. Elena Somarè |
EElena Somarè - via della
Paglia, 33a - 00153 - Roma - RM
Tel. 39 065884444 - Telefax: 39 065884129 - E-Mail: elenasomare@elenasomare.com
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